Thursday, February 02, 2006

LAVORARE CON ENTUSIASMO - ALCUNE REGOLE

PARTE SECONDA

Alla base del rapporto di qualità che serve per una corretta gestione del personale e uno sviluppo di sentimenti e atteggiamenti positivi sul luogo di lavoro, vi è la fiducia tra manager e dipendenti, che è la caratteristica principale delle aziende stimolanti. Il cosiddetto reengineering dei processi, molto in voga nei primi anni novanta, si basava sulla convinzione che gli obiettivi di produttività potessero essere raggiunti semplicemente migliorando i processi e che le persone altro non fossero che ingranaggi del meccanismo. Dopo alcuni anni di sperimentazione, persino i fondatori del movimento, Hammer e Champy, ammisero che la loro idea si inceppava, non avendo tenuto conto del fondamentale ELEMENTO UMANO.

Trascurando le persone, si perde di vista il fattore critico di successo: soltanto creando un contesto di lavoro genuinamente attraente, in cui i dipendenti si trovino a loro agio e non si sentano obbligati a passare la maggior parte del loro tempo, si possono ottenere risultati riconducibili alla produttività. La maggior parte delle persone che lavorano, a tutti i livelli, sostengono di avere un’esigenza interiore di fare il lavoro nel miglior modo possibile e che la retribuzione non è l’elemento più importante. Contano molto di più l’autonomia decisionale, il rispetto da e per i propri superiori, un ambiente emotivamente sereno e la possibilità di crescere professionalmente.

Un piccolo dettaglio di grande importanza è il fatto che scherzare e chiacchierare siano comportamenti accettati nella vita quotidiana di un’azienda. L’atteggiamento rilassato verso l’attività ordinaria del socializzare (esigenza primaria dell’essere umano) proviene dalla relativa mancanza di gerarchia ed è proprio degli ambienti di lavoro più stimolanti: questa singolare armonia è la ragione principale del successo di alcune aziende. Esse, non a caso, ritengono il gioco di squadra e il lavoro di gruppo il valore più alto, scoraggiando i solisti e valorizzando le persone sulla base della loro capacità di cooperare con gli altri e contribuire all’impegno globale. E’ evidente che soltanto un management capace e preparato (e, a mio avviso, di recente formazione) può assumersi la responsabilità di guidare un gruppo con atteggiamento equo ed imparziale.
Se creare fiducia e generare entusiasmo diviene un loro obiettivo primario, occorrerà che si rispettino trasversalmente alcune regole affinché i dipendenti sentano di contare e di poter, con il loro lavoro, avere un impatto sulla realtà. Sono regole valide in qualunque realtà organizzativa, a prescindere dalla dimensione e dalla struttura, e valide per ciascuno di noi, a qualunque livello si collochi il nostro ruolo.

Accettare gli errori in buona fede: se non si fanno errori, vuol dire che non si sta facendo nulla. Evitare, però, di ripetere lo stesso errore.
Indirizzare verso l’alto le critiche e verso il basso le lodi: rivolgere le lamentele verso i superiori, perché sono loro, eventualmente, che possono riparare; lamentarsi con i colleghi danneggia il morale e scredita il soggetto nella stima dei suoi pari. I manager di medio livello devono inoltre attribuire il merito quando è dovuto, evitando soprattutto di far passare per proprie idee ricevute dal basso e riconoscendo ai collaboratori il giusto ruolo nel raggiungimento degli obiettivi.
Dare ai propri collaboratori feedback frequenti sulla qualità del lavoro e dei risultati: non avere mai riscontro del proprio operato demoralizza e genera pensieri negativi che si autoalimentano; si ha l’impressione di lavorare per niente e che nessuno si accorga degli sforzi compiuti.
Condividere le informazioni in modo esteso: soprattutto chi si sente insicuro tende a restringere il flusso della conoscenza, perché è una fonte di potere. Ma in questo modo non si coinvolgono i dipendenti, che avranno l’impressione di essere volutamente tenuti all’oscuro delle strategie aziendali.
Mantenere le promesse: è la base della fiducia.
Ripartire equamente i compensi.
Arricchire e ridisegnare le mansioni: le persone sono stimolate se, periodicamente, ricevono lavori nuovi o strumenti diversi per svolgerli.

Segue…

4 Comments:

At 2/2/06 7:51 pm, Blogger Tattamich said...

Colgo il suggerimento del buridone e vado in controtendenza.
Anche se potrei sprecare esperienze per avvallare il sentore comune di insoddisfazione (ho un capo con cui ci diamo del tu ma vi garantisco che le sue pettinate si fanno dare del lei) voglio raccontarvi un aneddoto che se proprio non ve li solleva almeno potrà alleviarveli, gli animi.
Lavoro, come ho già avuto modo di dire, in una multinazionale italiana ancora interamente condotta dal suo fondatore. Quest'uomo ha dato Vita ad una realtà da 2000 dipendenti e 400 milioni di Euro di fatturato annuo, nove stabilimenti produttivi e quattordici filiali nel mondo.
Un giorno mi chiama al telefono e mi chiede di raggiungerlo nel suo ufficio. Ero in azienda da poco tempo e lui voleva semplicemente conoscermi. Entro nell'ufficio presidenziale (senza passare tra le forche caudine di alcuna segretaria), mi fa accomodare ovviamente dal lato opposto del suo posto di comando, poi, prende una sedia, la affianca alla mia e si siede al mio fianco...non ricordo cosa ci siamo detti ma quel gesto non lo dimenticherò mai.

 
At 3/2/06 8:30 am, Blogger Babba said...

Buondi, sono appena arrivato sulla mia postazione di lavoro. Interessanti quesi post sul lavoro. Anche io lavoro in un'azienda familiare, sebbene organizzata per gruppo. In totale le persone sono 400, non paragonabile ad una realtà come quella di Tattamic, ma da la possibilità di iniziare a scoprire i problemi e soluzioni di un gruppo societario. Qui ci si da tutti del tu, tranne al fondatore.
Al momento non ho da lamentarmi sull'ambiente di lavoro, ho un capo disponibile e che non si appropria di quel poco lavoro che svolgo, e quando può mi coinvolge anche in riunioni di più ampio respiro. I problemi nascono quando, per il lavoro che svolgo, devi andare a relazionarti con persone "gelose" e timorose che tu chieda determinate informazioni per "derubarli" del loro sapere. E poi...ragazzi il controllo di gestione è l'uff. catalizzatore della M@+#a di tutta l'azienda / gruppo!!!!
A presto.

PS Ora l'azienda è quidata da uno dei tre fratelli del fondatore, e quando ci si incrocia per i corridoi mi saluta per nome. Fa piacere. Qui la risorsa umana è tenuta in forte considerazione!

 
At 7/2/06 5:56 pm, Blogger Morgan said...

Ciao, a parte che ti ho risposto sul mio blog..
Ritengo bello e interessante il tuo modo di vedere le cose in azienda, lo sottoscrivo, so che cosa intendi avendo lavorato in passato in alcune aziende.
Però, ho l'impressione che la realtà dei fatti sia completamente diversa, tanta gente è egoista nel lavoro e non è disposta minimamente a considerare le tue idee, per quanto interessanti ripeto.
Le teorie sono teorie spesso, la realtà quasi mai coincide.
Tu sei fortunato nel tuo lavoro, hai persone in gamba vicino.

A presto.

Morgan

 
At 8/2/06 8:15 am, Blogger Babba said...

Beh, ovviamente non sono tutte rose e viole, e gli shampoos, cazzi e mazzi arrivano pure qui. Però il fatto di avere il tuo diretto responsabile capace di spiegare e disponibile a ripetere effettivamente aiuta.!!!

 

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