Wednesday, February 15, 2006

LAVORARE CON ENTUSIASMO - L'INTELLIGENZA EMOTIVA

PARTE TERZA

Per concludere mi sembra opportuno un riferimento al concetto di leadership, strettamente connesso a quello di entusiasmo: non esistono leader che non siano entusiasti del lavoro che fanno, qualunque esso sia, poiché l’entusiasmo non deve essere generato dal lavoro, ma è una caratteristica che va sviluppata dall’individuo e utilizzata in ogni ambito. Anche chi svolge un lavoro prettamente individuale e solitario – e non ha, quindi, un gruppo di lavoro di riferimento o collaboratori - o chi attualmente non siede ai vertici aziendali ma può essere considerato un middle manager, è coinvolto nel concetto di leadership. Si ha sempre la possibilità di essere leader, non necessariamente in ambito lavorativo. Si può, anzitutto, essere leader di se stessi.

Tra i milioni di testi cui attingere per conoscere qualcosa di questa famigerata “dote”, vorrei consigliare quelli che appartengono al filone – relativamente recente – dell’intelligenza emotiva (un nome per tutti: Daniel Goleman), che da sola meriterebbe un capitolo a parte per le infinite sottocategorie in cui è possibile suddividerla. Di fatto, l’analisi dell’insieme dei dati che si può ricavare dagli studi compiuti in centinaia di aziende sui vertici e sui top manager indica quanto segue: il cosiddetto (e sopravvalutato) Quoziente Intellettivo (come, ad esempio, la visione a lungo termine o la capacità di sintesi) è certamente un fattore determinante delle prestazioni superiori. Ma quando si mettono in rapporto le abilità tecniche e le capacità puramente cognitive da un lato e l’Intelligenza Emotiva dall’altro, si è rilevato che fra le capacità distintive dei leader eccellenti, quelle legate all’I.E. avevano un peso crescente mano a mano che ci si spostava ai livelli superiori dell’organizzazione, dove la differenza in termini di capacità tecniche sono invece trascurabili.
Diviene pertanto fondamentale implementare quanto più possibile l’I.E. (attività che richiede pazienza e certamente complessa, ma sicuramente più a portata di mano che non l’accrescimento del Q.I.!) se si desidera muoversi con destrezza nel mondo del lavoro e conquistare il ruolo che riteniate vi spetti.
Le competenze della leadership riconducibili all’Intelligenza Emotiva possono essere suddivise in QUATTRO categorie, a loro volta specificate.

CONSAPEVOLEZZA DI SE’
Consapevolezza del proprio stato emotivo
. Significa essere sintonizzati sui propri segnali interiori e percepirne l’impatto sulla propria persona e sull’ambiente circostante. Operare in sintonia con i propri valori guida e cercare sempre di essere schietti e spontanei, riuscendo a parlare apertamente delle proprie emozioni e ad esprimere in modo convincente la visone e gli ideali ispiratori.
Autovalutazione. Conoscere i propri limiti e i propri punti di forza; saper essere autoironici e accettare le critiche costruttive e i feedback per potersi migliorare.
Fiducia in se stessi. Riuscire ad avvalersi dei propri punti di forza; trovare lo stimolo per i compiti difficili e saperlo trasmettere al gruppo.

GESTIONE DI SE’
Gestione delle proprie emozioni. Saper dominare le proprie emozioni e gli impulsi fonte di turbamento e incanalarli verso fini costruttivi; capacità di mantenersi lucidi in situazioni di stress elevato.
Trasparenza. Vivere secondo i propri valori, essere integri; ammettere i propri errori e mancanze e non tollerare i comportamenti non etici da parti di altri.
Adattabilità. Riuscire a districarsi fra diverse esigenze senza perdere concentrazione ed energia e sentirsi a proprio agio anche nelle ambiguità organizzative; essere flessibili di fronte a nuove sfide, nuovi compiti e nuovi lavori.
Orientamento al risultato. Essere pragmatici, fissare obiettivi ragionevoli ma stimolanti e soprattutto raggiungibili; cercare il costante miglioramento.
Iniziativa. Non limitarsi a cogliere le opportunità ma crearne di nuove.
Ottimismo. Saper interpretare le sconfitte non come una minaccia ma come un’opportunità.

CONSAPEVOLEZZA SOCIALE
Empatia
. Saper captare le emozioni tacite di un singolo o di un gruppo; sintonizzarsi sui desideri, le aspettative e i problemi degli altri; questa caratteristica consente di trarre il meglio dalle persone, anche diversissime tra loro.
Consapevolezza dell’organizzazione. Identificare le reti sociali e individuare i rapporti di potere; comprendere le forze operanti nell’organizzazione e gli ideali e le norme non scritte.
Orientamento al cliente. Saper mantenere l’equilibrio delle relazioni sia con i clienti interni che con i clienti esterni e promuovere un clima di soddisfazione e cortesia reciproca.

GESTIONE DEI RAPPORTI INTERPERSONALI
Leadership ispiratrice. Saper mostrare a colleghi e collaboratori una visone ideale avvincente e positiva; trasmettere il senso di uno scopo comune e indirizzare le persone a seguirlo con entusiasmo, a prescindere dalle mansioni quotidiane.
Influenza. Saper suscitare l’interesse dell’uditorio, essere stimolanti e persuasivi.
Sviluppo delle potenzialità altrui. Interessarsi autenticamente delle persone, comprenderne gli obiettivi, i punti forti e deboli; saper dare feedback costruttivi e puntuali.
Agente di cambiamento. Saper mettere in discussione lo status quo e promuovere un nuovo ordine e trovare sistemi pratici per superare le opposizioni al cambiamento e le barriere tecniche.
Gestione dei conflitti. Far parlare tutti gli interessati e saper individuare, nelle differenti prospettive, un ideale comune da perseguire.
Lavoro di gruppo e collaborazione. Saper creare una buona atmosfera tra collaboratori e sapersi porre come modello di rispetto, sostegno e collaborazione; saper costruire uno spirito e una identità del gruppo; dedicare tempo per cementare relazioni profonde al di là degli obblighi lavorativi.

Bibliografia
Molecole di emozioni; C.B. Pert, 2000
Verso un’ecologia della mente; G. Beatson, 1976
I sette pilastri del successo; S. Covey, 2001
Intelligenza Emotiva; D. Goleman, 1995
Lavorare con Intelligenza Emotiva; D. Goleman, 1995
Essere leader; D. Goleman, E. Boyatzis, A. McKee, 2002
Un gran bel posto in cui lavorare; R. Levering, 2001
Se incontri il Buddha per la strada uccidilo; B.K. Sheldon, 1975


Link
www.managerzen.it
www.intelligenzaemotiva.it
www.professionelavoro.net
www.paloaltoscuola.it

8 Comments:

At 15/2/06 12:44 pm, Blogger DM in pausa said...

Tutto quello che hai scritto dovrebbe sicuramente essere fatto imparare a forza a chiunque gestisca del personale in un'azienda, ed è bello che ci siano persone che si impegnano seriamente a vedere il personale come persone e come risorse, non come macchine e come bestiame.
Rimane il difetto di base: come ha ben detto Corinne Maier nel suo pamphlet "Buongiorno Pigrizia" (Ed. Bompiani):
[...] la verità è che l'impresa, un tempo solo una macchina per fare soldi, è ormai prima di tutto una macchina per fare obbedire. Le dittature, in Europa, sono morte, ma hanno lasciato dei bei cadaveri. Tutti in riga e sull'attenti, ecco il credo della grande impresa. Per cui ci si annoia terribilmente, impantanati nella routine, fra riunioni, dirigenti meschini, un'organizzazione pesante e appesantita, una lingua-slogan e menzogne a non finire (a proposito delle quali lo scandalo Parmalat, che poco tempo fa ha scosso tutta la Penisola, è certo un segnale). Insomma, l'impresa è un universo grigio e noioso in cui l'aria è irrespirabile: dei sondaggi recenti dimostrano che fra voi italiani sono sempre di più quelli che non credono nel lavoro.
Allora disimpegnatevi! Il progetto di
Buongiorno pigrizia è di contribuire all'estensione del dominio della pigrizia in Italia. Cos'è la pigrizia? Prima che una moda venuta da Parigi, è un'arte che consiste nel fare finta di lavorare, cosa che porta con sé due piacevoli conseguenze: la prima è che si conserva senza fatica il proprio posto di lavoro, la seconda è che si diventa parassiti all'interno del sistema, contribuendo così ad accelerarne l'ineluttabile crollo. Affrettare la caduta di un capitalismo le cui coordinate di base sono il cinismo e l'assurdità, ecco un bell'atto di coraggio, forse l'ultimo che sia ancora alla portata di noi naufraghi della Storia."
Questi buoni propositi in cui si cerca di migliorare la vita alle persone, in bocca alle grandi aziende, suonano falsi, visto che sono palesemente sempre motivati e funzionali all'arricchimento dell'azienda, non alla presa di coscienza del valore delle singole persone per il progetto comune.
Un po' come le galline, che vengono tenute al caldo per ingrassare di più e produrre più uova, ma che, se fosse per le aziende che le allevano, potrebbero stare anche al freddo, così si riducono i costi!
Per fortuna, vedo che qualcuno che lavora con entusiasmo fra voi c'è, e questo mi fa pensare di essere io al posto sbagliato. Resta inteso che non mi piace piegarmi al disfattismo e che, nel mio piccolo, mi sforzo di contribuire a creare attorno a me un ambiente di lavoro "positivo".

 
At 15/2/06 8:58 pm, Blogger StarPitti said...

OT - Adesso mi chiederanno chi è DM? Vuoi scommettere?

AHAHAHAH


Alcuni sono persino convinti di aver capito chi è NY152.

Stolti, non sanno come evolvono certe cose......sopratutto in rete.

Farò apparire il suo profilo tra i contributors, poi vedremo.

OffOT - adesso mi leggo il post....ciao Bury. A proposito, hai visto che moria di uccelli, e tutti di grossa taglia. C'è da preoccuparsi?

 
At 15/2/06 9:25 pm, Blogger DM in pausa said...

Per alcuni "D" sta per "Demente", ma ad ogni modo mi considero "in pausa", non voglio mollare e diventare "in pensione"!

 
At 15/2/06 9:59 pm, Blogger Union-Jack said...

per me io l'ho gia' sgamato.....ho preso un rischio spero di non avere preso un granchio, sbagliero' ?
e non avevo ancora letto questo post.

 
At 16/2/06 12:12 am, Blogger Union-Jack said...

rientro in topic.

il concetto di leadership è senza dubbio importante anzi cruciale. Quello che molte volte non è scontato è che il leader non si autoelegge ma viene elevato a tale rango proprio da come si propone e da come affronta i problemi.
In tutte le aziende c'è personale che occupo posizioni importanti e senza ombra di dubbio qualificato ma che tratta i sottoposti come degli zerbini. Siffatti individui esigono rispetto anche quando non lo meriterebbero. E qui cito un paradosso, preso dalla mia esperienza personale ma che puo' essere generalizzato.

il mio capo ha attualmente la qualifica di Team Leader e anche lui come me è passato per il dottorato.
Nel suo caso è stato parecchio travagliato, si è dovuto arrangiare parecchio e il suo capo è ben conosciuto nell'ambiente per essere uno "tosto". Ora, forte dell'esperienza fatta sulla propria pelle e delle difficolta' superate, potrebbe rendere la vita + facile ai suoi studenti (io sono stato il primo)...invece NO: lui è passato sotto le forche caudine e tutti devono fare altrettanto. Trattasi di un profondo estimatore del processo di selezione naturale e sono sue le parole: "o ce la fai o ti spacchi nel provarci". Lui è indubbiamente brillante e preparato, alle volte geniale, ma non è un leader, per il semplice fatto che le persone che lavorano con lui non lo vedono sotto quest'ottica. Non sono certo i contenuti che gli mancano, è la forma. E' il saper dare supporto nel momento del bisogno, l'incoraggiamento necessario per farsi carico di responsabilita' ecc ecc ecc

buonanotte

 
At 16/2/06 6:48 pm, Blogger Buridone said...

IN TOPIC
La formazione aziendale è senza dubbio importante e cruciale quando si tratta di far rendere al meglio potenzialità inespresse. Purtroppo occorre ammettere che la leadership è come l'eleganza: ci nasci. O ce l'hai o non ce l'hai.
Ma dal non essere leader e fare i bastardi con i propri collaboratori ci passa un bel po'...di arroganza e presunzione.

OT SUGLI UCCELLI:

come ben potrai immaginare, Don, mi piange il cuore per i poveri pennuti, grandi e piccini, larghi e sottili. la dimensione è imposta, non è questione di responsabilità! Da noi c'è posto per tutti...

 
At 16/2/06 7:20 pm, Blogger Tattamich said...

OT
non vorrei risultar volgare nè tantomeno vedermi rivoltare contro il buridone ma sono costretto, per dover di cronaca è chiaro, a riportare il commento di una collega all'invito del ministro Storace a non toccare uccelli morti. Pare non sia spaventata all'idea di resuscitarli come le è sempre riuscito.

 
At 16/2/06 9:05 pm, Blogger Union-Jack said...

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