Thursday, April 27, 2006

L'arte è sempre quella

L'arte di perdere s'impara presto;
tante le cose col segreto intento
di andare perse, che non è un disastro.

Perdi una cosa al giorno. Con malestro
accetta chiavi perse, un'ora al vento.
L'arte di perdere s'impara presto.

Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati:
luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente
di recarti. Non sarà mai un disastro.

L'orologio di mamma ho perso; e questa!
che è l'ultima di tre case nel niente.
L'arte di perdere s'impara presto.

Ho perso due città, belle. E, più vasti,
altri regni, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.

Anche perdere te (la voce, il gesto
amato) non mi smentirà. E' evidente:
l'arte di perdere fin troppo presto
s'impara, e sembra (scrivilo!) un disastro.

Elizabeth Bishop - da Miracolo a colazione, Adelphi


(per Nicola, che ci visita ogni tanto, e per Anna, che ho l'impressione sappia di cosa stiamo parlando)

5 Comments:

At 27/4/06 3:54 pm, Blogger giuggio said...

una delle cose più belle che abbia mai letto.
emozionante fino ai bividi.
e pensa che non l'ho nemmeno letta bene, rovinata come sono dall'abitudine ossessiva alla lettura veloce.
ma non la rileggo ancora; è troppo presto.
per ora voglio gustarmi l'enorme effetto di sorpresa che mi fa scoprire piccole cose nuove bellissime di cui ignoravo del tutto l'esistenza.
penso che la rileggerò con calma domani. E già pregusto...

Corollario n. a) - grazie di esitere buridone e di sapermi dare/dire queste cose.
corollario n. b) - non ti scrivo perchè non sono pronta.
contrariamente a quel che sembra quando racconto serate deliranti, dò un peso alle parole quando è ora. e quindi dammi tempo...


corollario n. c) - sono tornata adesso dal circeo. ti ho pensata spesso quando ho visto i fiori delle piante grasse occhieggiare sfrontati sulle dune, spesso quando sono stata ad ascoltare il suono della risacca nel nulla, spesso quando mi stordiva il profumo dei pini marittimi centenari. Perchè la natura è un balsamo silente. baci. anna

 
At 28/4/06 2:55 am, Blogger cyngioster said...

sono veramente daccordo con Giuggio !!!! più mi soffermo su quello che ho letto e più penso... più penso e più mi vengono i brividi (sopratutto partendo dal presupposto che sono uno a cui è facile lo smarrimento e di "disastri" ne ho quaderni pieni). Un grazie anche a Giuggio per il suo corollario n. c), mi ha letteralmente trasportato con la mente in quei luoghi dove non sono mai stato, ma che mi sembrano all'improvviso da sempre noti, grazie dell'atmosfera regalatami !!!
un abbraccio...
PS da tempo ho promesso finalmente il mio primo post al Capitano, sono sempore in carenza di tempo, ma spero di non deludervi...

 
At 3/5/06 6:02 pm, Blogger Buridone said...

io credo che tutto stia in quel SEMBRA dell'ultimo verso.

è senz'altro un memento, un invito a prepararsi a ciò che è inevitabile. è una preparazione lunga una vita, giusto il tempo di imparare e poi a perderti sei tu.

ma c'è sempre qualcosa (appunto un colore che sbuca inaspettato, un suono sottofondo, un profumo che sorprende), per i più fortunati qualcuno, che ti offre una scusa per non credere che sia tutto perduto.

sembra un disastro.
ma non lo è.

 
At 3/5/06 9:57 pm, Blogger giuggio said...

Se dovessi rivivere la mia vita, cercherei di fare più errori la prossima volta.
Mi rilasserei.
Farei più movimento.
Sarei più stupida di quanto non sono stata in questo viaggio.
So che prenderei sul serio pochissime cose.
Farei più viaggi.
Oserei di più.
Scalerei più montagne.
Nuoterei in più fiumi.
Guarderei più tramonti.
Camminerei di più.
Mi guarderei di più in giro.
Mangerei più gelati e meno fagioli.
Avrei più guai effettivi, ne avrei meno di immaginari.
Ecco, io sono stata una di quelli che vivono la vita asetticamente e sensatamente, ora dopo ora, giorno dopo giorno.
Certo, ho avuto i miei momenti; e se dovessi rivivere la mia vita, ne avrei degli altri. In effetti, cercherei di non avere nient'altro, solo momenti, uno dopo l'altro, invece di programmare tanti anni in anticipo ogni giorno.
Sono stata una di quelli che non vanno mai da nessuna parte senza un termometro, una borsa dell'acqua calda, un colluttorio, un impermeabile, l'aspirina, un paracadute.
Se dovessi rivivere la mia vita, andrei in giro, farei le cose, viaggerei più leggera di come ho già fatto.
Se dovessi rivivere la mia vita, comincerei a camminare a piedi nudi più presto in primavera e resterei così più a lungo in autunno.
Marinerei di più la scuola.
E non prenderei molti bei voti, se non per caso.
Salirei su più giostre.
Raccoglierei più margherite.

(Nadine, 80 anni, malata terminale)

Questa cosa non so dirvi da dove venga, ma l'ho ricevuta in regalo da una persona la cui esistenza stessa è per me un regalo, e quindi non ho chiesto nulla in proposito e mi sono limitata a ringraziare.

mi pare che sia un contributo sulla linea delle nostre riflessioni, forse.

 
At 8/5/06 5:24 pm, Blogger Buridone said...

io che sono ancora in tempo

sarei meno ossessionata
dall'ordine.
dalla pulizia.
dall'allineamento dei quadri alla parete e dei libri sulla scrivania.
dalla stiratura di colletti e polsini.
dalle formiche in cucina.
dall'abbinamento scarpe borsa.
dal non riuscire a dire di no.

buon viaggio nadine.

 

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