Monday, May 29, 2006

Il teatro di Sabbath, Philip Roth

Chiunque abbia un po' di cervello sa di essere destinato a condurre una vita stupida perchè non ne esistono di altro genere.

Questa è una piccola esca per tutti coloro che hanno voglia di farsi un viaggio letterario nella perversione umana, nello strazio e nella lussuria degli eccessi, nella magia della letteratura di Philip Roth, uno dei migliori scrittori americani contemporanei.
Il libro in questione è IL TEATRO DI SABBATH (ed. Einaudi), del 1995, il cui protagonista, Mickey Sabbath, sessantaquattrenne ex burattinaio (burattini, non marionette!) ebreo rappresenta in pieno l'anti eroe, quanto di più lontano di aspetteresti da un uomo alla soglia della terza età. Senza pudore, libertino senza pace interiore, dotato di un sarcasmo tagliente che non risparmia nessuno, mogli comprese, tranne l'amatissima Drenka, la sua amante slava, la cui morte dà il la per un viaggio a ritroso nel torbido passato di Sabbath.
La scrittura di Roth è come sempre al di là di ogni ragionevole dubbio: è unica la sua capacità di presentare i personaggi, di trascinare il lettore inconsapevole da un piano narrativo all'altro, dal presente al flash back, dalla voce del narratore a quella del protagonista; così come unico è il dono che fa al lettore di storie di ordianaria e quotidiana follia interiore, spesso inespressa, a volte solo intuibile, in questo caso addirittura teatrale.
Leggetelo! Dopo le prime 50 pagine al limite della pornografia (che per alcuni può essere un pregio) si apre uno scenario interiore della cui scoperta non si può più fare a meno!
Il libro ha vinto il National Book Award.
Chiaramente Sabbath aveva il tocco magico, l'aspetto, la parlantina, quel non so che di deragliato, sfranto, repellente che colpisce la gente così in fretta da indurli a tacitarlo in qualche modo pur di riuscire a guizzar via veloci e non vederlo nè sentirlo mai più.


4 Comments:

At 30/5/06 8:59 am, Blogger Buridone said...

ot
Denghiu per il tocco finale, S*P!

 
At 30/5/06 9:14 am, Blogger StarPitti said...

...sono rimasto fermo sulle 3 righe iniziali del post.

Senza leggere il resto, il concetto alquanto distorto, ha creato un'associazione di idee con una delle tante frasi banali e di scherno che spesso mi saltano fuori dalla bocca:

"Beato te....che non capisci un cazzo!" ...e che quindi non sai che vivrai una vita stupida...e banale. Una forma di beatitudine, o meglio di grazia. Lo stesso stato vegetativo che porta al buonismo e all'ottimismo sfrenato che dichiara il bicchiere sempre mezzo pieno. Peccato che chi ha in mano un bicchiere mezzo pieno non sarà mai stimolato a colmare il vuoto che rimane.

Sto parlando a vanvera...eh beh..betati Voi!

Già il nome del protagonista è inquietante....

Curioso!

 
At 30/5/06 9:43 am, Blogger Buridone said...

pioggia chiama vanvera, per cui ogni delirio è ben accetto!

il mondo è pieno di persone che non ponendosi troppi problemi e/o quesiti vivono serenamente credendo che quella sia la strada per la felicità, scansando atleticamente sia il bene che il male. non li ho mai invidiati, ma non si può negare che a loro sono risparmiate molte pene.

nel contempo cerco sempre di non dimenticarmi delle sacre parole del credo di Freccia, secondo il quale NON PUOI SAPERE PROPRIO UN CAZZO DELLA VITA DEGLI ALTRI!

 
At 6/6/06 11:01 pm, Blogger Tattamich said...

Ottimismo, buonismo, positivismo.
Sono tre concetti molto diversi ma facilmente confondibili.
Per quanto mi riguarda ho fatto mia un'interpretazione dei fatti della vita ben testimoniata dal buon Edison (l'inventore della lampadina ndr)all'indomani di un incendio che distrusse le sue fabbriche, quando alla moglie, al cospetto delle rovine, ad incendio domato ebbe a dire: "pensa che fortuna in una notte abbiamo cancellato gli errori di una vita".

 

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