Friday, November 03, 2006

Stop al "Vino Pinocchio"

Rispettando un metodo legislativo, che io definisco delle "successive approssimazioni", si è tentato di risolvere ancora una volta le problematiche di salvaguardia dei nostri prodotti dalle contaminazioni esterne tramite un decreto legislativo che dovrebbe normalizzare la questione dell'utilizzo dei trucioli nel vino di basso costo. Abbiamo già affrontato nel blog l'argomento rimandando alla proposta del Chips Free ovvero, permettere la sofisticazione attraverso truciolo vincolando però il produttore a specificarlo sull'etichetta.

Usare trucioli per "affinare" il vino è senz'altro una pratica legale (vedasi Regolamento CE 2165/2005). Non dichiararlo in etichetta e affermare che il vino in bottiglia è stato, per esempio, "affinato per 12 mesi in piccole botti di rovere francese" è un rischio concreto di truffa commerciale nei confronti dei consumatori.

La strada intrapresa è stato diversa, come potete leggere nel comunicato sotto. Apparentemente drastica lascia adito a non pochi dubbi e lacune. Ho riassunto le dichiarazioni dei protagonisti più importanti. A voi la parola.


De Castro firma decreto per vietarne uso nei Doc e Docg (ANSA) - ROMA, 2 nov - Stop al 'vino pinocchio', quello fatto utilizzando trucioli di rovere per l'invecchiamento, per i vini a denominazione Doc e Docg. Lo prevede il decreto firmato dal ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo De Castro, a pochi giorni dall'approvazione del Regolamento Comunitario 1507/2006. Ogni Stato Ue potra' pero' adottare misure piu' restrittive. Critica la Coldiretti secondo cui 'si dara' il via libera all'uso dei trucioli per il 70% del vino italiano'.

Il regolamento europeo, infatti, ha dato il via libera all’uso dei trucioli di rovere nella lavorazione enologica, senza alcun obbligo di segnalazione in etichetta. L’unico obbligo previsto dalla normativa comunitaria è quello di non poter riportare in etichetta formule del tipo «fermentato, invecchiato, maturato in barrique o in fusti di quercia».

De Castro: «Con il decreto firmato diamo garanzie per la competitività futura delle nostre cantine di qualità».

Coldiretti: «Un patrimonio di immagine per le imprese nazionali che va difeso nei confronti delle imitazioni e della concorrenza sleale fondata sulla mancanza di trasparenza nell'informazione sulle caratteristiche dei prodotti in riferimento alle modalità di invecchiamento e alle tecniche utilizzate, come l'utilizzazione dei trucioli per invecchiare il vino che, senza un'etichettatura trasparente, inganna i consumatori e danneggia i produttori impegnati nel mantenimento di tecniche tradizionali, quali la maturazione dei vini in botti di legno».
Andrea Sartori: “Una scelta equilibrata quella del ministro Paolo De Castro – afferma il presidente della Confederazione Italiana della Vite e del Vino – Uiv. Ora ci auguriamo che ai vini a indicazione geografica (Igt), oltre che naturalmente ai vini da tavola tal quali, venga lasciata la possibilità di fare ricorso a questa diffusa pratica enologica”.


Fonti | Aristide, Il Sole, Diario enotecario.

5 Comments:

At 5/11/06 3:57 pm, Blogger Ambisinistro said...

Se, noi italiani, produttori di molti dei migliori vini a livello mondiale, ci mettiamo a combattere con chi produce prodotti che mirano al ribasso di costi (e qualità) abbiamo già perso la partita. L'europa (con la e minuscola) da sempre ci penalizza in uno dei (due o tre) settori dove la nostra economia va più forte, l'enogastronomia, perchè gli altri "partners" europei non dispongono di prodotti di qualità paragonabile. Ci hanno provato con il parmigiano, con il prosciutto, con il cioccolato, ecc... Questo ministro (del c...o), con tale provvedimento di fatto penalizza i produttori. In che modo? Ce lo racconta la Coldiretti. Il 70% del vino italiano NON E' DOC o DOCG. Una grande maggioranza dei migliori vini d'Italia (e, quindi, spesso, del mondo) non è DOC e DOCG, ma bensì IGT. Moltissimi vini oltre i 10€ a bottiglia (considerata, per l'acquisto in enoteca, la soglia minima attorno alla quale si cominciano a trovare prodotti di qualità ragionevole e/o ottima) NON SONO DOC e DOCG. La maggior parte dei vini sotto i 10€ a bottiglia che possiamo comodamente acquistare al supermercato SONO DOC e DOCG e, per inciso, sono prodotti di qualità infima/scadente/mediocre. Quando smetteranno di prenderci per il culo? IGT, DOC, DOCG sono marchi che, semplicisticamente, garantiscono l'area (tipica) di produzione delle uve, non la qualità del prodotto. Posso usare uve di sangiovese coltivate a modena per produrre un sangiovese merdoso da 3€/bottiglia. Oppure, posso usare uve sangiovese coltivate a montalcino per produrre uno dei migliori vini del mondo. Il primo è certamente DOCG. Il secondo potrebbe non esserlo. Ricordiamoci che la quantità di persone in grado di capire e discriminare quello che stanno bevendo senza farsi raggirare dalle etichette è molto bassa. Questo è un ulteriore colpo al settore.

 
At 13/11/06 11:28 pm, Blogger Xbacco said...

Sono d'accordissimo con Ambisinistro.
Se potranno usare i chips solo nei vini IGT o da Tavola molti acquirenti contrari ai chips si orienteranno su DOC e DOCG penalizzando cosi ottimi vini di aziende che non hanno la DOC ma che non usano i chips.
Basterebbe che obbligassero i produttori a scrivere sull'etichetta la semplice sigla CHIPS e lasciare la scelta al consumatore finale.

Se sono stati in grado di toglierci la denominazione TOCAI dalle nostre etichette possiamo con la stessa determinazione imporre che si scriva CHIPS sui NOSTRI VINI.

 
At 14/11/06 9:41 am, Blogger Ambisinistro said...

Quella che propone xbacco è una chiara scelta di civiltà. Ricordiamoci che, teoricamente, il prodotto è per l'acquirente e non viceversa. Quindi, l'acquirente dovrebbe essere messo in condizione di scegliere il prodotto, non viceversa.

Ribadisco il concetto: mi sembra un autogol clamoroso questa scelta del ministro.

Da qualche anno, mi chiedo se sia un caso che, quando i nostri amati politici scoprono un settore dell'economia italiana che funziona appena bene, facciano di tutto per affossarlo... E' chiaramente una riflessione senza colore politico. Ormai, la lista di settori defraudati è così ampia che conviene cominciare a contare i due o tre che ancora si tengono in piedi. Sempre rimanendo nel campo agricolo, ed, in particolare nella nostra regione, vogliamo parlare della cultura della barbabietola? Negli ultimissimi anni (tre anni), i produttori locali hanno fatto investimenti miliardari per acquistare macchinari costosissimi e all'avanguardia in un settore che fruttava decine di miliardi all'economia emiliana. Se questo è vero, e basta parlare con qualsiasi lavoratore del settore per averne la conferma, qualcuno si è mai chiesto perchè stanno chiudendo gli zuccherfici e stanno obbligando i coltivatori a cambiare coltura?

Riflettete...

 
At 14/11/06 7:18 pm, Blogger Xbacco said...

Con le risorse che abbiamo in Italia potremmo essere tutti un pò più benestanti...ma forse è proprio quello che vogliono impedire.
Meno ricchi siamo noi più ricchi sono loro.

E noi che figli siamo BEVIAM BEVIAM BEVIAMO.

Prosit.

 
At 15/11/06 11:11 am, Blogger Ambisinistro said...

xbacco, a questo proposito ti rimando al mio post di oggi che, in modo piuttosto bipartisan, chiarisce un altro dei pilastri della strategia sociale dei nostri politici tutti.

 

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